Ma che cosa è successo? Tutto sembrava pronto, anzi, avevamo la percezione che la macchina fosse partita, ormai. Nella trasmissione Caffè Bollente andata in onda il 2 aprile scorso, pareva evidente: il servizio [non più rintracciabile online] mostrava operatori sanitari già sul posto; allestimenti già posizionati; giornalisti attenti a filmare per la comunità l’imminente avvio…e poi? La realtà ci riporta con i piedi per terra. Questo è quello che crea la percezione (snaturata) di una situazione. 

Quando auspicavamo che: «nella situazione di sfiducia e timore ben venga la generosità, l’impegno e il coraggio, ma tutto questo  non significa prendere decisioni avventate o scellerate» dando addosso a chi chiedeva controlli seri per una situazione seria, intendevamo questo: e così è stato. L’ultima decisione è stata presa direttamente e ufficialmente dal direttore generale della Asl Antonio D’Urso e dal sindaco Alessandro Ghinelli dopo un’ulteriore sopralluogo che ha evidenziato una situazione non conforme alla presenza di positivi al coronavirus. Questo, attenzione bene, non è una sicurezza solo per i rigutinesi, ma in primo luogo per i degenti, per la struttura e per gli operatori [che ormai da troppo tempo stanno lavorando in condizioni pericolose]

Porre la propria protesta asserendo di essersene «lavati le mani», o immaginare ipotetici commenti sgraditi, non focalizza il problema oggettivo che si è presentato al paese, ma rimane in un ambito del tutto idealista e fatto di ipotesi senza possibilità di dialogo. L’ultimo sopralluogo ha evidenziato che servono precise condizioni: dell’areazione ai filtri per il condizionamento, la struttura non deve avere moquette dove si deposita la polvere e nemmeno carta da parati alle pareti, come pure il linoleum. Gli ascensori devono essere ampi. In più è preferibile che l’albergo non sia in centro per una questione di privacy, ma neppure troppo lontano da esso. E’ vero, non è facile incastrare tutti i questi tasselli, tanto più che le disponibilità comunicate a Federalberghi non sono poi cosi tante. Ma non possiamo neanche chiudere gli occhi magari dicendo “poi si vedrà”. [a Milano un albergo vicino alla stazione che ospiterà degenti e operatori, ha davanti un posto di blocco militare!]

Non è neanche giusto canalizzare la situazione in una mera battaglia politica, visto che è proprio la politica che ci ha portato nella situazione attuale di isolamento, che tutti noi stiamo vivendo. E’ bene ricordare, che prima della pandemia erano molti i comuni e gli abitanti che chiedevano controlli e sicurezza, ma che sono stati derisi e offesi proponendo loro di combattere con le armi della cultura, del buon senso, degli abbracci, degli hashtag #lamiacittanonsiferma ecc.

Se regalassi mascherine “fuori norma” a chi ora ne ha più bisogno [cosa che è successa], e questi si rifiutassero di prenderle perché, riconosciuta la non idoneità, temono per la propria salute: il buonsenso dove sta? Potrei pure vantarmi di aver fatto un gesto buono (quello della donazione) e che quei cattivoni, schifosi, merdaioli [scusate i termini ma sono stati usati] non l’hanno accettate. Potrei anche dire di aver perso un occasione. Che il rifiuto in questo frangente non è una “cosa bella”, non è un bell’esempio. Ma quello che hanno fatto è evitare un rischio concreto e sopratutto riconosciuto.

Secondo voi è bello sapere che si sta decidendo chi curare e chi no? Eppure questo è quello che sta avvenendo. Il prete di Bergamo che ha rinunciato al suo respiratore [ed è deceduto per questo] per darlo a un giovane, secondo voi, che cosa significa? Che la scelta è già in atto.

Stiamo combattendo questa guerra, non con supposizioni, o con slanci di cieco buon senso, ma con numeri, grafici, analisi, mappature. Il nemico risponde a regole chimiche-biologiche e ambientali molto chiare e ferree. Su questo non possiamo abbassare la guardia. Non ora! Anche se negli ultimi giorni sentiamo ripetere che i “numeri” sono in calo e che “fanno ben sperare”, non vuol dire che sia finita. I morti giornalieri sono troppi! I contagi, anche se non aumentano, sono tanti! Picchi e probabilità di ricaduta sono dietro l’angolo. 

In questa occasione è impossibile non vedere come la divisione d’una comunità permette ad altri [dall’alto e con poteri molto forti] di ordire nottetempo la trama di scelte importanti, quelle che più ci appartengono, perché vita della nostra vita.