Siamo nel 1944, l’esercito nazista si ritira sconfitto dalla Russia. Assieme a loro anche centinaia di migliaia di cosacchi che avevano collaborato con i nazisti scappavano dalle steppe russe per evitare ritorsioni da parte dei comunisti di Stalin. I tedeschi proposero a questo popolo in fuga di andare in Carnia, nel Friuli, promettendo loro terre in abbondanza e ricchi pascoli dove ricominciare una nuova vita essendo queste zone, dicevano erroneamente, disabitate; inoltre la loro presenza poteva contrastare le formazioni partigiane che si stavano ingrandendo sempre più. Fu cosi che i cosacchi, (come descrive Carlo Sgorlon né “l’armata dei fiumi perduti“) arrivarono in Italia con centinaia di treni, con i loro cavalli, i carri, mogli e figli, i vecchi, i pope con gli arredi sacri, le icone, alla ricerca di una nuova patria.  

I Feroci Cosacchi di Hitler.

Una lunga colonna di disperati ma anche di persone dai modi barbari quasi selvaggi, chiusi nei loro usi e costumi arcaici e tribali, incapaci di accettarne di nuovi ma anzi decisa imporre i propri, andassero bene o no agli altri. Fu un’invasione peggio delle cavallette. E per la popolazione della Carnia che già aveva sulle spalle le provocazioni, causate dalla guerra, fu un problema enorme. Inizialmente si dimostrarono aperti e pronti ad aiutare e ospitare tutti quei profughi meglio che potevano, non c’era altro da fare vista la prepotenza con cui si proponevano, ma in cambio non ebbero riconoscenza, anzi si ritrovarono dei padroni prepotenti in Casa che facevano il bello e brutto tempo, rubando, razziando animali e cibo senza ritegno, incendiando case e distruggendo ciò che a loro non serviva. Peggio delle cavallette, appunto! Ma a farne le spese più dure furono le donne le quali subirono sevizie e violenze fisiche dai cosacchi, abituati a modi spicci nei rapporti interpersonali, arrivando anche a essere uccise. Si era creata una situazione insostenibile esplosiva e anarchica che i pochi partigiani friulani non potevano arginare. Mancavano del tutto poteri di pubblica sicurezza, padrona la violenza.  

«…più di 20 mila soldati cosacchi e caucasici, alcuni con famiglia, portano con sé un numero assai grande di cavalli. Sono il flagello di Dio. Dove passano è come se fossero passate le cavallette; dove si fermano tutto è letteralmente saccheggiato»

22 ottobre 1944 l’arcivescovo di Udine Giuseppe Nogara

 

Intanto la guerra stava finendo e alla conferenza di Yalta Stalin pretese che quei cosacchi scappati dalla Russia fossero rimpatriati perché dovevano avere la giusta punizione per la loro alleanza con i nazisti. Fu così che, pungolati anche dai comunisti titinii cosacchi ripresero all’inverso la strada che avevano percorso tempo prima. Una volta nelle mani di Stalin fecero tutti una brutta fine, tabula rasa senza distinzioni come era nei modi del dittatore russo. La popolazione carnica tirò un respiro di sollievo e la vita ricominciò, ma i ricordi di quel periodo restano ancora oggi molto brutti e atroci.

Fine della vecchia storia vera. E’ vera e ci fa riflettere?

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