I L nuovo libro di Santino Gallorini ed Enzo Gradassi, UNA LIRA PER TRE VITE, ripercorre gli ultimi giorni di vita di Sante Tani e del fratello don Giuseppe e di Aroldo Rossi giovane partigiano aretino.

Diversi studiosi avevano scritto sulla vicenda e nulla sembrava poter aggiungersi a quanto già scritto. Ma solo nel 2017, trascorsi i 70 anni di legge, sono stati desegretati gli atti e i documenti che riguardano la cattura, la carcerazione, il tentativo per la liberazione, l’uccisione e il processo agli autori del massacro di alcune delle figure più simboliche della Resistenza aretina.

Leggendo il libro, si comprende che Gallorini e Gradassi, senza retorica, hanno lavorato con passione ed onestà, per poter ricostruire una vicenda così complessa. Certamente un lavoro certosino fatto di:

«lunghi mesi di letture e trascrizioni, di analisi e comparazioni, finché le ultime ore, addirittura gli ultimi minuti di alcune delle figure più simboliche della Resistenza aretina non sono stati restituiti all’interezza di una realtà sicuramente sfaccettata e complessa ma proprio per questo fonte inesauribile di riflessione»

Conoscevo la vicenda di Sante e don Giuseppe Tani e di Aroldo Rossi, per aver letto il volume di Agostino Coradeschi Sante Tani (1904-1944) il suo tempo e la sua storia pubblicato nel 2004 in occasione del centenario – organizzato dall’Associazione “Il Quadrante” – della nascita di Sante Tani (che coincideva con il 60° dell’eccidio).

Devo dire di aver letto il libro di Santino Gallorini ed Enzo Gradassi con passione e trepidazione. Trecento pagine che ci fanno rivivere le concitate vicende che vanno dalla cattura dell’avvocato Sante Taniguida” della Resistenza aretina, al processo agli autori del crimine che si conclude con la sentenza della Corte di Assise Speciale di Arezzo che accoglie la richiesta degli avvocati e condanna i nove responsabili del massacro del 15 giugno 1944 delle parti civili

«al risarcimento dei danni verso la parte civile Tani Federico, Vanda Verdi vedova Tani in proprio e nei nomi del figlio minore e Rossi Antonio che si liquidano in LIRE UNA in favore di ciascuna di dette parti civili».

La lettura dei documenti che gli autori hanno avuto la possibilità di poter consultare, ha avuto il merito farci conoscere meglio persone, aspetti e responsabilità della cattura; delle torture a Tani, al fratello prete e al Rossi e dell’esecuzione che fu di spaventosa crudeltà; oltre a letture diverse sui ruoli delle persone coinvolte nella vicenda.

Sante Tani

SANTE TANI nasce a Rigutino in una famiglia di piccoli proprietari terrieri il 3 aprile 1904 (giorno di Pasqua). A sei anni la famiglia scelse di trasferirlo presso lo zio don Antonio Tani, giovane sacerdote e canonico della Cattedrale di Arezzo. Iniziò a frequentare il Ginnasio ad Arezzo per poi continuarlo a Castiglion Fiorentino quando lo zio venne chiamato al fronte come cappellano militare. Per un breve periodo ritornò a vivere con la famiglia  ad Ottavo.

Con il ritorno ad Arezzo iniziò a frequentare il circolo giovanile cattolico Beato Gregorio X. Diventa segretario della Federazione giovanile. Contribuisce a costruire, nel periodo 1920/1922 alcuni circoli nella zona dove era nato ed aveva studiato. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università “La Sapienza di Roma”. Nell’ambiente universitario si era costituita, nel marzo del 1924, l’Unione Goliardica per le Libertà, che raccoglieva esponenti universitari cattolici, socialisti e liberali. Sante Tani fu tra gli universitari più attivi, assieme a Giorgio Amendola, Leone Cattani e Reginaldo Monticelli. Rimase profondamente colpito dall’assassinio di Giacomo Matteotti.

Una volta laureatosi, svolse il servizio militare. Tornato ad Arezzo nel 1928, andò nuovamente ad abitare con lo zio. Si iscrisse all’albo dei procuratori  legali lavorando presso lo studio dell’Avvocato Giovanni Droandi. Vi lavorerà vino alla morte di quest’ultimo. Soltanto a partire dalla seconda metà degli anni trenta, il suo studio inizierà a diventare il luogo dove si incontravano i pochi antifascisti locali di diverse idee politiche.

Si sposa nel 1939 con Wanda Verdi e avranno due figli Roberto e Luisa. Sante Tani verrà arrestato nel febbraio 1942 in quanto accusato di aver partecipato alla costituzione di un vasto movimento antifascista. Dopo quasi tre mesi di carcere venne condannato a quattro anni di confino da scontarsi in un paese beneventano (S. Bartolomeo in Galdo). Ritornerà ad Arezzo con la caduta di Mussolini, dopo il 25 luglio 1943. Divento immediatamente il punto di riferimento in quella confusa situazione.

Dopo l’occupazione dei tedeschi si allontanò da Arezzo per poi costituire una banda partigiana. Verrà catturato dai nazifascisti il 30 maggio ’44, con il fratello don Giuseppe, presso il quale si era rifugiato e ad Aroldo Rossi giovane partigiano aretino. Percosso più volte, fino ad essere ridotto in uno stato pietoso. Si cercò di favorirne la fuga dal carcere di S. Benedetto; ma il tentativo di liberazione, non bene organizzato, fallì e portò alla reazione dei carcerieri che lo uccisero assieme  agli altri due prigionieri, in una cella del carcere, il pomeriggio del 15 giugno 1944. Arezzo  sarà  liberata   qualche   settimana  dopo,  il  16  luglio  1944.

Nell’ottobre del 1952, gli venne conferita la Medaglia d’Oro alla memoria al Valor Militare:

«Subito dopo l’armistizio dava vita al movimento di resistenza nella città e nella provincia di Arezzo. Organizzatore ed animatore impareggiabile, presiedeva il Comitato di Liberazione Cittadino e comandava formazioni di partigiani nella campagna dando, in difficili circostanze, bella prova di decisione di coraggio. Caduto in mani nemiche, veniva brutalmente seviziato, gettato in carcere senza soccorso alcuno e, per 17 giorni, barbaramente ripetutamente interrogato. Mantenendo contegno fiero ed esemplare nulla rivelava anche quando gli veniva offerta la libertà a prezzo di delazione. Trucidato nella sua cella, sacrificava la vita agli ideali di Patria e di Libertà»

Don Giuseppe Tani

DON GIUSEPPE TANI, nato il 21 marzo 1914 Parroco di Casenovole (Arezzo), catturato e tradotto nelle carceri di Arezzo  insieme al fratello Sante dirigente provinciale della Resistenza, nella notte del 15 giugno 1944, fu con lui ucciso nella cella del carcere di Arezzo

Aroldo Rossi

AROLDO ROSSI (Arezzo, ?, 1915 –  15 giugno 1944). La sua vicenda è quella stessa dei fratelli Sante e don Giuseppe Tani, con i quali collaborò strettamente nella Resistenza. Catturato insieme a loro, da una banda di repubblichini, a Casenovole (dove don Giuseppe era parroco), fu, come loro rinchiuso prima nel castello di Montauto e poi nel carcere mandamentale di Arezzo e qui trucidato, come gli altri due, il 15 giugno 1944. Nella vita civile svolgeva attività di commerciante

Casa Natale Sante Tani Rigutino
Centenario-Sante-Tani-Aprile-2004-Bassetti-Annetti-Prefetto
Cerimonia per il centenario di Sante Tani, Aprile 2004. All’inaugurazione della targa commemorativa il Card. Gualtiero Bassetti, il parroco Don Virgilio Annetti e l’allora prefetto di Arezzo Anna Maria Sorge Lodovisi.