Più passa il tempo più mi accorgo della relatività del sentirsi bene, della soggettiva sensazione di soddisfazione interiore riferita alla propria vita, in quel momento. Questo discende da un fatto semplice, ma di grande importanza e cioè l’evoluzione della nostra interiorità nello scorrere del tempo. Quanto è diversa, se sappiamo guardarsi dentro, la concezione dello “star bene”!

Se penso alla mia adolescenza (la fanciullezza è troppo legata alle sensazioni pressoché istintive) e alla mia giovinezza, mi accorgo che allora lo “star bene” significa una sensazione di salute e soddisfazione sensoriale perché è naturale allora rivolgersi soprattutto all’esteriorità. Comunque nel mio caso ricordo spesso sensazioni di vuoto, di paura dell’altro, e comunque una scarsa serenità complessiva quando mi spingevo oltre il “recinto” del mio quieto vivere. C’era infatti la consapevolezza di un mondo esterno ai miei interessi consueti che non dava sicurezza, non offriva sensazioni piacevoli ed allora per eccesso di prudenza si cercavano i percorsi “battuti” e alla lunga il rinchiudersi in sé stessi.

low-angle photography of building dome

Ecco, ritengo che questo è il pericolo per tutti, oggi: non allargare i propri orizzonti spirituali, non approfondire la propria spiritualità, rifugiarsi nel proprio più o meno grande “orticello” senza cercare di volare alto e lontano. Ed allora il sentirsi bene, col progredire dell’età e dell’esperienza interiore, comincia ad indebolirsi, a tentennare: non ci basta più un’esteriorità limitata e vuota, ma non abbiamo ancora la forza di guardarci dentro e così comincia a progredire in noi il “nemico”, quell’insoddisfazione che col tempo contagia tutti gli aspetti della nostra vita. Per reazione cerchiamo di rifugiarci nell’esteriorità del godimento di futili trastulli, ma sinceramente non ci sentiamo bene con noi stessi. Ecco in questa condizione di insoddisfazione di noi stessi abbiamo raggiunto il punto di svolta: abbiamo tutti gli elementi per effettuare quella “conversione”, quel cambiare rotta, direzione, modalità di vita. E se sappiamo cogliere l’occasione, scoccherà in noi la volontà di cercare quel perduto benessere spirituale, quel meraviglioso periodo che pian piano risveglierà il nostro cuore e ci consentirà di riappropriarci della soddisfazione interiore, la dolce sensazione di un benessere spirituale che influenza davvero anche il benessere fisico e ci dona una letizia che esce fuori da noi coinvolgendo anche tutti coloro che ci circondano.

Ecco perché in me ora si sviluppa questo desiderio di voler esprimere agli altri la mia sensazione intima, il mio benessere, per far sì che anche loro riescano a trovarlo perché davvero di questi tempi è utile provare in sé stessi quella serenità che ci è tanto necessaria. Pertanto nella mia preghiera chiedo per tutti quella soddisfazione del cuore che ci distenda, che ci faccia trovare finalmente in noi la luce di Dio.