Salendo verso la Torre di Vitiano, poco dopo la località La Pila troviamo sulla sinistra una stradellina che sale. Essa passa dal Podere Sartiano e poi continuando a salire ci può condurre sia verso la Vigna di Canne e il Parco di Lignano sulla sinistra, sia verso il Pianellone di Canne, la Foce di Frugnolo e San Valentino sulla destra. Sartiano è un bel toponimo prediale romano. Esso, come il ben più noto Sarteano (SI) o il Sarchiano di Rignano sull’Arno (FI) deriva da un fondo posseduto dalla gens Sertoria che fu chiamato Sertorianum. Con la caduta della “R” intervocalica si passò a Sertoiano e poi a Sartiano, Sarteano ecc. Così lo spiega Silvio Pieri, nel suo “Toponomastica della Valle dell’Arno”, Roma 1919.

Sappiamo che la gens Sertoria aveva in Arezzo o nei dintorni una importante fabbrica di ceramiche sigillate (i cosiddetti “vasi aretini”) e che aprì una succursale anche nel Nord Italia. Tra i suoi marchi più noti, anche in “planta pedis” (cioè il nome del proprietario della fabbrica e a volte anche del vasaio era inserito in un bollo a forma di piede umano), ricordo C. Sertorius Ocella. Uno dei più celebri esponenti della gens Sertoria fu Quinto Sertorio (122 a. C. – 72 a. C.), militare e politico della tarda Repubblica romana. Sertorio fu un bravo generale, un abilissimo stratega, un politico brillante, un abilissimo comandante guerrigliero, e una coraggiosissima e abilissima spia.
 
Fu uomo coraggiosissimo e pure temerario, grande oratore e trascinatore di animi”
 
 
Nella zona di Sartiano ci sono tre aree distinte che hanno restituito tracce del passato: il Podere, nei cui pressi negli Anni Sessanta Domenico Rubechini, muratore della Fontina, mentre realizzava un muro di sostegno di un pianoro, proprio lungo la strada che sale, individuò i resti di tre tombe di inumato del tipo “a cassetta”. Esse erano formate da quattro lastre di arenaria grigia, messe di taglio, a formare la vera e propria tomba, collocate sopra un lastrone rettangolare che funge da base e un altro lastrone sopra che fungeva da coperchio è oggi disperso.
 
Il Pianellone di Canne (Canne era il soprannome del contadino Bernardi). Qui, sempre tra gli Anni Cinquanta e Sessanta ci furono ritrovate delle tombe “a ziro” di incinerati. Le ceramiche vanno dall’età etrusca alla tarda romanità. Non è ben chiaro se ci fosse stato un cimitero antico oppure anche un sacello, visti certi resti di travertino e di altri materiali da costruzione. La Vigna di Canne. Qui siamo di fronte al luogo in cui c’era l’abitazione della gens Sertoria. Vi sono anche testimonianze che arrivano alla preistoria, ma la maggior parte dei materiali rimanda ad un’abitazione di un certo livello di epoca etrusco-romana. Con l’Alto Medioevo finì l’insediamento antico. Occorrerà attendere il XV secolo per avere prova di un nuovo insediamento. Questo non esclude precedenti strutture di cui non resta traccia né sul terreno e né sui documenti, quest’ultimi piuttosto rari a dire la verità. Nel Catasto Fiorentino del 1427-1430, tra le Portate di Iacopo di Nicoletto Albergotti troviamo:
 
Un PODERE a chapo de Vitiano luogo detto SARTIANO el quale podere lavora [illeggibile] e quale podere è el quarto de l’erede di Presentino
 
 
Catasto 1427 - Sartiano di Vitiano
La Portata di Iacopo di Nicoletto Albergotti del Catasto del 1427: “Uno podere a chapo di Vitiano luogho detto SARTIANO …”
Rendeva 50 staia di grano ed era valutato 150 fiorini. Anche il comproprietario del medesimo podere, seppur per un quarto, l’Erede di Presentino di Mariotto, dichiara:
 
Un podere a chomune con Iacopo detto [di Nicoletto Albergotti] luogo detto SARTIANO. . .”
 
 
Catasto 1427 - Sartiano di Vitiano 2
La Portata dell’Erede di Presentino di Mariotto del Catasto del 1427: “Uno podere a chomune cho Iachopo detto luogho detto SARTIANO. . .”
Gli rendeva 12,5 staia di grano. Come vediamo, ancora non c’era la casa e il lavoratore del podere abitava da un’altra parte, quasi sicuramente nel Castello di Vitiano. Passano appena 13/16 anni che la casa appare già costruita. Infatti, nel Catasto di Arezzo del 1443 tra i beni di Iacopo di Nicoletto appare:
Un Poderetto che lavora Biancho di Iacopo di Biancho il quale podere si chiama Podere di SARTIANO posto pegli monti di Vitiano sopra il Castello, con CASE DA LAVORATORE e olivi che una parte è di Manfredi di Matteo Sassoli”
Bianco di Iacopo di Bianco lo troviamo nel Catasto Fiorentino del 1427. Abitava a Valtrona ed aveva alcuni terreni in proprietà, ma evidentemente non bastavano al suo sostentamento e pertanto lavorava anche il podere dall’Albergotti a Sartiano. Nel Catasto di Arezzo del 1493, Giovanni di Nicolo Albergotti dichiara DUE CASE a SARTIANO e un PODERE nello stesso luogo.
 
Quindi, tra il 1427-30 e il 1443 gli Albergotti e l’Erede di Presentino di Mariotto costruirono due case per il contadino del podere. Si trattava di una specie di “casa torre” con porta sormontata da architrave poggiante su mensole poste al di sopra degli stipiti e aggettanti verso l’interno. Sull’architrave campeggia lo stemma degli Albergotti. Infatti, nella facciata attuale, ormai pericolante, si nota a sinistra una lesione verticale che ci dimostra un ampliamento successivo alla primitiva costruzione. Inoltre, le due porte interne che dalla cucina portano verso le camere situate alla sinistra di chi entra dall’ingresso, mostrano la stessa tipologia di architrave quattrocentesco del portale. Se guardiamo bene, ci accorgiamo che esse erano finestre e che con l’ampliamento hanno avuto gli stipiti prolungati fino al pavimento per ricavarne due porte. Quindi, così come la casa della Pila, anch’essa quattrocentesca, l’abitazione di Sartiano aveva in origine due piani, con due stanze a piano. Probabilmente al pian terreno c’erano le stalle e al primo piano gli ambienti per il “lavoratore” delle terre, che in seguito verrà denominato “contadino”.
Nel primo Stato d’Anime della nostra Parrocchia, risalente al 1688, vediamo che a Sartiano abitava solo una famiglia composta da Orsola di Santi di 61 anni e i suoi tre figli: Giuliano di 43 anni, Antonio di 36 e Domenico di 28. Ma nel 1693Orsola e i suoi figli non ci abitavano più. Al loro posto troviamo la famiglia di Girolamo di Giovan Domenico di 79 anni, con i due figli, Agnolo e Francesco, le rispettive mogli e i loro figli (4 Agnolo e 3 Francesco), in totale 12 persone.
Stati d'Anime di Vitiano del 1688 Sartiano
Stati d’Anime di Vitiano del 1688 Sartiano
In seguito Sartiano, ormai distinto in due poderi, passò dagli Albergotti alla famiglia Rossi di Vitiano e per passaggi di eredità divenne proprietà di due famiglie Rossi distinte. La casa fu ampliata più di una volta e ultimamente Sartiano aveva due appartamenti distinti, uno con accesso verso la Valle in cima ad una rampa di scale e uno dietro, verso il monte con accesso a pian terreno. Quello verso il monte, non si sa per quale motivo, durante la Seconda guerra mondiale fu minato e fatto saltare in aria dai tedeschi. Dopo la guerra l’abitazione posteriore fu ricostruita. Le ultime famiglie ad aver abitato i due appartamenti di sartiano sono state: la famiglia di Giuseppe e Angiolo Bernardi (Canne) nell’abitazione a monte; la famiglia di Giovan Battista Nocentini nell’abitazione a valle.
 
Adesso Sartiano è tutto in rovina e desolazione. Strazia il cuore vederne l’abbandono e lo sfacelo. Come la Cannella, Ponticelli, La Torre e tanti altri edifici del nostro paese.