30.201 morti ufficialmente registrate; 382 morti al giorno nei 79 giorni dal primo caso, un numero ben più alto dei morti giornalieri che in media abbiamo subito durante i 5 anni della II guerra mondiale. Un numero che ha raggiunto un picco di ordine di grandezza equiparabile all‘influenza spagnola, se consideriamo l’assenza allora di misure di quarantena e di supporto rianimatorio.

Quasi 4 volte le morti che l’influenza stagionale fa in 33 settimane senza nessuna misura di distanziamento sociale. E questa è una valutazione certamente sottostimata: nei soli primi 41 giorni di epidemia ufficialmente erano morte per Covid 13.710 persone, ma all’appello dell’ISTAT ne mancavano altre 11.644. È dunque verosimile pensare (lo appureremo con i conteggi demografici del secondo trimestre) che il numero di persone morte per il Covid sia giunto oggi intorno alla cifra di 50.000. Questo è il Covid-19:


Poco più di un’influenza”, “Solo un raffreddore”, “polmonite mite”, “si muore col Covid non si muore per il Covid”, “Il mondo ci sta ridendo dietro”, “Siamo prontissimi”, “Abbiamo messo in atto tutte le misure necessarie”


Mi sono sfinito ad avvertirvi che erano tutte idiozie. Molti non credono ancora, per questo sono preoccupati più della libertà che della vita (e anche io sono molto preoccupato per la compressione della mia libertà di movimento, di culto, di voto e di ogni libertà. Per questo invocavo misure molto più tempestive e draconiane, perché sono un medico, e so che si soffre meno con un taglio netto che con microincisioni reiterate. Ma sono più preoccupato della vita che della libertà. Non c’è libertà senza vita, i morti non si muovono, non votano, non vanno in Chiesa, non possono confessarsi, non fanno la Comunione, non vanno in vacanza. Sono morti e non possono che sperare nella Misericordia di Dio).

È finita? Purtroppo no. Certo, sembra che la letalità sia diminuita (un po’ per mutazioni del virus, un po’ per le terapie), forse anche la contagiosità (fui il primo a diffondere e commentare lo studio che mostrava una certa riduzione della trasmissibilità del virus con temperature alte o basse, ma lo commentai come una piccola speranza, non diffusi certezze inesistenti, allora come anche ora).

Non abbiamo contagi zero. Non c’è regione in cui vi sia da giorni ed in modo stabile uno zero sulla colonna dei nuovi casi. E dobbiamo considerare che i numeri di quella colonna vanno moltiplicati ragionevolmente per 4-5, tanto è il rapporto tra asintomatici non diagnosticati e i tamponi positivi.

Dunque, distanza di sicurezza, corretto uso delle mascherine, disinfezione delle mani sono e continuano ad essere i capisaldi per la difesa dal contagio.

Lo dico e lo ridico: se il virus continuerà a circolare senza essere mutato in una maniera clinicamente favorevole e avremo (ed è una possibilità maledettamente concreta) una ripresa dell’epidemia nei mesi invernali, dove sarà impossibile discriminarlo clinicamente dall’influenza e ciascuno che svilupperà sintomi influenzali dovrà essere considerato un Covid fino a prova contraria (cioè 2 tamponi negativi almeno con un tempo medio che ad oggi è di almeno 3 settimane) la situazione che abbiamo vissuto in questi mesi potrebbe essere addirittura rimpianta.

Lo dico per i genitori che hanno bambini, ricordatevi che l’influenza ai nonni la portano i nipotini, ecco, immaginatevi i nipotini che portano il Covid. Lo dico per i genitori che hanno i ragazzi, spiegate loro molto bene che la vostra vita può dipendere dalla loro responsabilità, loro disattenti e superficiali, voi morti.

E questo, da medico, è l’informazione che vi lascio.