Normalmente si raggiungono traguardi, mete, onorificenze tutto quello che riguarda il movimento. L’uomo è un essere in cammino e prima poi raggiunge la meta cioè l’ultima stazione quando il capotreno suonerà il fischio della discesa. Con noi non possiamo portare bagagli perché durante la vita li abbiamo spediti giorno per giorno a quel deposito che si chiama il tribunale di Dio nel quale saremo giudicati in base alle nostre opere buone e anche di quelle cattive. Il celebre inno del Dies irae che si cantava all’uffizio dei defunti diceva:”Liber scriptus proferéėtur, In quo totum continètur” sarà presentato il libro nel quale tutto è scritto.

Canto Gregoriano del Dies Irae.

Ogni giorno della nostra vita una pagina scritta e mi chiedo spesso che e cosa ho scritto di bello e di buono. Ho raggiunto un traguardo che per citare San Paolo diceva: “Bonum certamen certavi, Cursum consummavi, fidem servavi“. (Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede [2Tim,4-7]). Ho gareggiato in una bella gara, ho concluso la mia corsa, ho mantenuto la mia fede, è giunto il momento di sciogliere le vele. Sciogliere le vele significava che si era raggiunto il porto e quindi ci saremo fermati. Penso alla mia traversata tra bonacce e tempeste ma mi sono orientato sempre verso il porto sicuro. Ho tenuto fisso il timone e mi sono lasciato guidare dai venti favorevoli.

A ottanta anni non ho fatto resistenza quando il vescovo con molta delicatezza mi ha proposto di consegnare il timone di questa parrocchia ad un giovane colto e ben preparato. La vecchiaia, ma che parola brutta, diceva uno scrittore latino: “senectus ipsa esst morbus” (lat. «la vecchiaia è per sé stessa una malattia») P. Terenzio Afro. Una malattia che ha almeno un vantaggio non dura molto e per invecchiare c’è anche un segreto diceva il prof. Claudio Sartori ed è quello di campare a lungo.

Don Virgilio Annetti, Compleanno, 80 anni, rigutino

Sono 55 anni che sono a Rigutino: Sette come cappellano e li ho vissuti come in luna di miele accanto alla bella figura di Mons. Barbagli che aveva portato a compimento questa chiesa nel 1936, e 48 come parroco dal 6 gennaio 1972. Sono arrivato che avevo 25 anni e sono cresciuto con voi e quindi conosco i pregi e i difetti dei miei parrocchiani per questo ci siamo sempre stimati e amati. Non ho mai portato rancore con qualcuno se anche ho fatto qualche brontolio e poi tutto è passato perché non avrei potuto vivere con la rabbia in corpo. Per questo devo ringraziare due persone Alessio e Lory che quando mi vedevano un po’ alterato mi dicevano con tanta benevolenza: “Don Virgilio stai calmo!” e questa raccomandazione produceva i suoi benefici effetti!

I libri di storia raccontano che quando Nerone mandò a morte il suo maestro e precettore Lucio Anneo Senaca gli scrisse prima di morire questa lettera:

CARO NERONE 
TI PERDONO DI AVERE INCENDIATO ROMA,
TI PERDONO LE  STRAGI CHE HAI FATTO DELLA TUA FAMIGLIA
MA NON TI PERDONO UNA COSA.
QUELLA DI AVERMI COSTRETTO
AD ASCOLTARE LE TUE NOIOSE E INSULSE POESIE,
PER QUESTO NON TI PERDONERÒ MAI.

Mutatis mutandis e cioè “Fatti i debiti mutamenti” (qui non c’entrano assolutamente le mutande) anche voi come Seneca mi perdonerete i miei improvvisi Scatti di rabbia, mi perdonerete le noiose e lunghe prediche che vi facevano addormentare ma di sicuro non mi perdonerete i più noiosi editoriali de La Voce del Vicariato quegli editoriali che il priore Don Carlo, con amorevole ironia, chiamava le “tue pisciatine“. Una pisciatina, uno scrollo leggero di acqua non un tifone tropicale come è stato in Rigutino il 27 luglio 2019 ma una leggera pioggerillina che mi richiama una poesia di Angiolo Silvo Novaro

Che dice la pioggerellina
di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d’oro?
Passata è l’uggiosa invernata,
passata, passata!
Di fuor dalla nuvola nera,
di fuor dalla nuvola bigia
che in cielo si pigia,
domani uscirà Primavera
guernita di gemme e di gale,

Lascerò questa casa che conosco ormai da sessant’anni, da quando seminarista venivo a Rigutino, lascerò il mio letto da una piazza, una cameretta di pochi metri quadrati con la finestra rivolta alla pieve della Sassaia, alla croce di Lignano dove abbiamo collocato a suo tempo due croci, una di legno e poi quella attuale in ferro nel 1990. Vedo anche qualche stazione della Via Crucis, questa montagna bagnata dal sangue di tanti giovani nel 1944 è una terra sacra. Dalla piazzola della croce (e qui devo ricordare Matteo Soldani, Fiore Rosini, Dino Bucchioni assieme a tanti altri che contribuirono a realizzare quest’opera) vedo tre chiese che hanno segnato la mia vita.  La chiesa del mio battesimo a San Cassiano si vede a Est, la cattedrale di Arezzo nella quale sono stato consacrato sacerdote il 21 giugno 1964 e poi le due chiese quella della pieve e quella dell’arcipretura che io ho contribuito a suo tempo a restaurare. Mi porto appresso non tanto le pietre ma le persone che in questo tempo ho servito come al meglio ho potuto ma si potrebbe tranquillamente dire come nella lapide di Don Zeno Saltini fondatore di Nomadelfia: qui giace un prete che poteva fare molto di più.

Certo potevo fare di più e meglio ma voi mi perdonerete, spero le mie fragilità. In questi anni mi sono passate per le mani oltre un miliardo delle vecchie lire ma neppure un centesimo si è attaccato alle mie mani. Come pure nessuna donna si è attaccata al mio collo. Per questo sono stato fortunato. 

Ora in Diocesi mi aspetta un nuovo lavoro quello di archivista cioè di conservare e custodire i documenti storici della nostra terra, i documenti che parlano della nostra storia, le pergamene dei vescovi e degli imperatori tra queste anche una rara firma di Carlo Magno. Tra queste pergamene, incunaboli, registri c’è il racconto di un tempo che è passato ma che ha generato il presente e la nostra civiltà. Un brivido di commozione mi prende quando si aprono questi preziosi documenti, sono i tesori che i nostri avi ci hanno lasciato.

Che dire mi dimenticherò di Rigutino? Affatto, e qui mi torna in mente il salmo 137, quello dell’esilio del popolo d’Israele in Babilonia: 

"Se ti dimentico, Gerusalemme, 
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme..."

Siamo tutti esuli, su questa terra. Aspettiamo e speriamo tutti di scorgere un giorno le pietre preziose delle mura della “Gerusalemme celeste” (Franco Cardini). Mi allontano solo di pochi chilometri ma Rigutino resterà sempre nei miei pensieri, nel mio cuore e quando muoio voglio ritornare al “mio” camposanto dove ho portato oltre un migliaio di Rigutinesi e al mio arrivo, vi garantisco, sarà una grande festa!

Au revoir mon pére! Arrivederci padre!

DON VIRGILIO

Don Virgilio Annetti da 55 anni parroco di Rigutino.