La Voce del Vicariato Rigutino

Per l’ultimoa volta e poi basta con questa “VOCE DEL VICARIATO”, staremo in pace io e voi, una voce che ci ha accompagnato per venti anni .Volete fare uno su retrospettivo per vedere quello che e successo in questi venti anni? Quali sono le cose più importanti che voi ricordate. Io ricordo che nel 2001 sono andato in pensione, dalla scuola, dopo trentacinque anni di insegnamento e altri quindici come studente.

Ho dovuto sostenere esami su esami e ora anche di notte nel sogno mi appare l’incubo di esami. Si racconta che il grande predicatore di Notre Dame a Parigi, Henri Dominique Lacordaira, sostenne un impegnativo esame di fronte alla commissione per essere ammesso all’Accademia di Francia. I professori si complimentarono con lui ma egli replicò che aveva ancora un esame più severo e impegnativo da sostenere, quello del giudizio di Dio. “Noi tutti, infatti, dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male. [Rm.14,9].

All’inizio della messa, di fronte ai fedeli, per primo il sacerdote si batte il petto chiedendo perdono dei propri peccati, anch’io chiedo perdono dei miei peccati per non essere stato all’altezza del mio ruolo. il peccato più grave è quello di non avere saputo trattenere dalla fuga di tanti cristiani. Il buon pastore si mise in cammino per ricercare la pecorella smarrita delle cento che aveva, ora invece sono 99 quelle fuggite che hanno lasciato l’ovile .
Che fatica per un prete!.

Ricordo quando trovavo Alviero Cecconi, l’ultimo pastore rimasto in Rigutino. Gli dicevo: “siamo rimasti in due a fare i pastori”. Lui ribatteva: “lei è un pastore, io sono un pecoraio“. Ma tu sei più fortunato di me, almeno le tue pecore ti obbediscono, e allora lui facendo un ampio giro con il braccio diceva: “Basta che io faccia un fischio al mio Lampino [il suo cane ndr.] che tutte le pecore sono radunate!”. Vedi Alviero, io hai voglia di fischiare a me non ascolta nessuno, tu sei più fortunato di me.

Allora torna in mente una poesia di Trilussa sulla campana in crisi:


La campana de la chiesa

— Che sono a fa’? — diceva una Campana —
Da un po’ de tempo in qua, c’è tanta gente
che invece d’entrà’ drento s’allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fa’ la canoffiena1,
pe’ chiama li cristiani cór patocco2!
Se l’omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Dommineddio?
Dirà ch’er sóno mio
nun è più bono a risvejà la fede.
— No, la raggione te la spiego io:
— je disse un Angoletto
che stava in pizzo ar tetto3
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall’anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sona.
1Altalena
2Battaglio
3Sull’orlo del tetto