«Con la sua nascita il Signore riempie il tempo di eternità». Nello spirito di queste parole di san Paolo VI possiamo celebrare il Natale come festa della vita, pur nella distrazione di altri, ormai dimentichi della presenza di Dio, unica sponda di pace data all’uomo. Ed è drammatico, nella festa della vita, pensare alla strage degli innocenti, il quotidiano orrore del nostro «oggi» che è l’aborto. A questo si aggiunge il dolore nel constatare che nel mondo cattolico ormai solo alcuni piccoli gruppi, inascoltati e derisi, denunciano il vergognoso silenzio che si stende su questa strage.

Eppure è un vero genocidio che, con l’introduzione dell’aborto farmacologico, porta nella sola Italia a un milione circa di feti o embrioni uccisi ogni anno. Sono 2700 bambini a cui ogni giorno è impedito di nascere. Dal 1969 a oggi sono 19,5 milioni di italiani uccisi dall’aborto o non concepiti per la contraccezione. Non fa meraviglia che l’Italia sia un ricovero per anziani dove i sessantasettenni sono costretti a lavorare per mancanza di base contribuente più giovane.

Il cattolico, vivificato da Gesù, deve cristificare ciò che tocca, lasciandosi liberare dai vincoli del Maligno che, attraverso varie ideologie, tenta di soggiogarlo. Oggi i “veri diritti umani inalienabili”, vengono sostituiti con “nuovi diritti” (all’aborto, alla scelta del proprio sesso, all’eutanasia, al suicidio assistito, alla selezione della razza, ecc.). Diritti che puzzano di morte, e ci mettono su una strada senza sbocco e senza alcun futuro.

Potremmo concludere con un invito a non appoggiare partiti e movimenti che sostengono con incrollabile determinazione questa deriva mortale. Basti qui ricordare che la nostra fede non si fonda su ideologie, su ragionamenti umani, su progetti di progresso e di sviluppo, ma su una vita che si è rivelata e manifestata nella sua gloriosa libertà, nella sua gioia portatrice di pace. Nel Natale questa vita si manifesta nel volto di un bambino, nella Pasqua nel corpo glorioso del Risorto. Natale e Pasqua, due scene risplendenti di luce, perché in esse Dio ci rivela la verità su di noi e sulla nostra storia.

Il mondo ci vuole schiavi della morte; Dio, invece, ci invita a credere alla vita, a difenderla e a rispettarla senza alcuno dei compromessi e delle ambiguità così in voga nel nostro tempo.