Alle pendici del Monte Lignano affacciate sulla Valdichiana, lungo la strada panoramica che conduce all’area attrezzata del podere Rigutinelli, l’antica pieve di San Quirico è un piccolo gioiello da scoprire durante le vostre passeggiate ed escursioni nel parco naturale più grande del comune di Arezzo.

La suggestiva pieve nelle campagne d'Arezzo dove incontrare "l'ultimo dei templari”. <p> di Marco Botti 9

Conosciuta dai più come la “chiesa della Sassaia”, dal nome della località in cui si trova, l’edificio è stato sede parrocchiale di Rigutino fino ai primi decenni del Novecento, quando venne sostituita dalla più ampia chiesa neogotica realizzata a valle.

Nell’XI secolo il territorio era chiamato Briciano, mentre poco più a monte era presente un castello, indicato come castrum de Rugitino, citato in seguito con un’infinità di modi diversi, come ad esempio Rughitino, Rogetino, Rughetino, Rugutino, Regotino, Regutino, Reuotino, da cui si arriverà nel XVII secolo al definitivo Rigutino. Nel primo caso siamo di fronte a un prediale romano, Bricianum, che faceva riferimento a chi possedeva terreni nella zona, forse Briccius. Per l’attuale nome della frazione si pensa invece a un fitonimo, ovvero un nome di pianta, identificata con il rovo detto anche rogo. Così confermava anche Santino Gallorini nel suo monumentale volume “Rigutino. L’antica Bricianum” (Calosci) del 1996.

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Nel 1089 è documentata per la prima volta la chiesa di San Quirico, inserita nel pleberio di San Pietro a Botintoro, con epicentro dove oggi è il ristorante “Antica Pieve” di Vitiano. Il luogo di culto era dedicato a un martire bambino degli inizi del IV secolo, secondo la tradizione ucciso assieme alla madre Giulitta a Konya, in Turchia, a causa delle persecuzioni nei confronti dei cristiani durante l’impero di Diocleziano.

Nel XII secolo l’edificio venne rifatto in stile romanico, di cui possiamo vedere oggi poche parti nelle zone inferiori della facciata e del lato destro esterno. Non è più presente invece la tipica abside che ancora si ammira in molte chiesette romaniche rurali di Arezzo, anche se quella che vediamo, frutto probabilmente degli interventi del XV secolo, è comunque semicircolare.

Nella visita pastorale voluta dal vescovo Lorenzo degli Acciaiuoli nel 1468 risulta che alla chiesa di “Sancti Quirici de Rugutino” era stata unita in perpetuo quella vicina del castello, dedicata a Sant’Angelo. Quattro anni dopo, nel 1472, il luogo sacro fu restaurato a spese di Presentino Bisdomini, come ricorda ancora l’iscrizione sull’architrave all’entrata.

I Bisdomini di Arezzo ebbero il patronato su San Quirico per quattro secoli. Il loro stemma campeggia nella controfacciata.

Dalla visita pastorale del 1550, condotta dal vescovo Bernardetto Minerbetti alla chiesa di “Sancti Quirici et Judit”, si deduce che al nome del santo titolare era stato affiancato anche quello di Santa Giulitta. Nella visita apostolica del 1583 ordinata da papa Gregorio XIII ed eseguita dal vescovo di Sarsina Angelo Peruzzi c’erano due altari, quello maggiore e quello dedicato alla Santissima Trinità, di patronato dell’omonima società laicale. Sant’Angelo del castello risultava invece ormai diruta.

A partire dal 1638 divenne chiesa battesimale, a seguito della definitiva soppressione della vetusta pieve di Vitiano, ma in verità già dal 1594 vi si facevano i battesimi. Nella visita del 1673 del vescovo Nereo Neri Corsini viene citato per la prima volta nella parete destra l’altare dedicato alla Madonna del Rosario, curato dall’omonima compagnia.

Dalla visita del 1679 del vescovo Alessandro Strozzi si comprende che l’edificio era ormai a tutti gli effetti la pieve di riferimento della zona. Negli anni a seguire furono apportati a più riprese interventi migliorativi, anche all’adiacente canonica.

Nel 1863 ci fu la costruzione del caratteristico campanile turrito provvisto di cupola, in sostituzione di quello a vela. Nell’area tra la chiesa e la torre campanaria si trovava ancora l’oratorio della Santissima Trinità, demolito sul finire del XIX secolo.

Nel 1904 arrivò a Rigutino il nuovo parroco, Ferruccio Bigi, il “rabdomante” dell’arte aretina, noto per il suo fiuto nel ritrovare tanti affreschi rimasti per secoli sotto l’intonaco delle chiese del territorio, che capì subito che l’edificio era ormai inadeguato per le esigenze della popolazione cresciuta di numero e spostatasi più a valle. Il 15 giugno 1911 fu posata la prima pietra della nuova chiesa dei santi Quirico e Giulitta, che dopo lunghe vicissitudini e la direzione dei lavori portata avanti in momenti diversi da tre protagonisti dell’architettura e dell’urbanistica del periodo come Pilade Ghiandai, autore anche del progetto, Umberto Tavanti e Giuseppe Castellucci, fu consacrata il 26 settembre 1936. Ormai da tempo don Ferruccio era stato trasferito in città, dove tra i vari incarichi rivestì anche quello di canonico della pieve di Santa Maria Assunta dal 1928 al 1951, ma il suo ruolo nella nascita della nuova sede parrocchiale fu determinante, alla pari del successore Alfredo Barbagli.

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Rigutino non si dimenticò comunque della sua prima pieve e il restauro promosso con amore e passione dal parroco Virgilio Annetti, concluso nel 2005, ne permise la riapertura, avvenuta ufficialmente il 28 agosto di quell’anno alla presenza del vescovo Gualtiero Bassetti. Una lapide nella controfacciata ricorda i lavori all’edificio e l’arrivo di quattro nuove campane.

L’interno a navata unica con volta a botte ha la sua parte più preziosa nella parete destra, dove l’elegante altare seicentesco in pietra incornicia un affresco con la “Madonna in trono con il Bambino”, eseguito da un seguace di Spinello Aretino a cavallo tra XIV e XV secolo. L’opera fu ritrovata nel 1917 – e come poteva essere altrimenti – da don Bigi sotto una tela seicentesca con i “Misteri del Rosario”, poi sistemata nella parete sinistra, accostata nello stile alla proficua bottega aretina dei Santini.

Spostandoci verso il presbiterio si osserva l’altare maggiore in stucchi e alle sue spalle, nella calotta absidale, lo “Spirito Santo circondato da cherubini”. A sinistra dell’altare è stata collocata la riproduzione di una tela con il “Martirio dei santi Quirico e Giulitta” conservato nella chiesa di San Quirico a Capannole, nel comune di Bucine, mentre a destra si trova un olio su tela con “Papa Giovanni Paolo II” realizzato nel 2013 da Maxmilian Ciccone e donata dalla famiglia Marcelli.

Dalla sua riapertura la pieve è diventata anche un luogo di cultura, ospitando rassegne di musica polifonica e da camera, e tappa della suggestiva “Passione di Cristo” messa in scena dal Comitato Via Crucis Rigutino nel periodo pasquale.

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Dal 2009 la storica canonica si è trasformata nel rifugio “Pieve La Sassaia”, inserito ufficialmente nei percorsi collegati alla Via Francigena, alla Via Romea Germanica di Stade e alla Via di Francesco. Coloro che usufruiscono di questo “albergue del pellegrino” unico nel suo genere, sono accolti con tutte le premure da Giovanni Roberto – già definito “l’ultimo dei templari” – un vero ospitaliere come se ne trovavano in epoca medievale lungo i cammini verso le principali mete della cristianità.