Trasfigurazione Raffaello

Trasfigurazione: Raffaello Sanzio e Giulio Romano. Tempera grassa su tavola,

1518-1520.

Siamo ormai in prossimità della Pasqua, e ci sembra giusto riflettere sul significato della più grande festa  ebraica e  cristiana. Nel libro dell’Esodo il popolo ebraico festeggia la Pasqua in ricordo dell’esodo dall’Egitto. Ma più anticamente si trattava di una festa primaverile dei nomadi, che comportava il sacrificio delle primizie del gregge nella notte del plenilunio di primavera (aspersione della porta con il sangue, banchetto sacrificale con erbe e con pane azzimo non lievitato, senza la rottura della ossa dell’animale sacrificato). Forse tutto ciò aveva il significato di assicurare  la protezione della divinità per il  prossimo futuro e di scongiurare il malanno prima del cambiamento del luogo del pascolo. Dopo l’ingresso del popolo di Israele nella Terra promessa ciò fu unito con la festa agraria di primavera dei «pani azzimi». Il nuovo significato è chiaro: ringraziamento di fronte al Dio del patto per la liberazione dalla schiavitù egiziana; il sacrificio dei primogeniti degli animali risparmia i bambini del popolo; la punizione di Dio passa oltre, là dove le porte sono state spruzzate dal sangue ed i pani azzimi indicano la fretta della partenza.

La Pasqua è stata inizialmente una festa di famiglia. Con la riforma del culto di Giosia essa divenne una festa da celebrare nel tempio e con un pellegrinaggio. Gli animali dovevano uccidersi nel tempio ed il banchetto pasquale doveva aver luogo in piccoli gruppi nelle case di Gerusalemme. Questa è la forma in cui i vangeli suppongono per il tempo di Gesù (Mr 14, 12-24). Gesù utilizzò l’ultima festa di Pasqua prima della sua morte per istituire la celebrazione della memoria della sua morte. Per i cristiani Gesù è «l’agnello pasquale» Specialmente l’evangelista Giovanni ci presenta Cristo come il nuovo agnello pasquale. Nel cristianesimo al posto della Pasqua ebraica subentrò la celebrazione della resurrezione di Cristo. Il «Catechismo della Chiesa Cattolica» ci insegna che:

Resurrezione Piero della Francesca

Resurrezione: Piero della Francesca. Affresco, 1450-1463.

«Secondo la tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stesso della Risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il Mistero pasquale ogni otto giorni in quello che si chiama giustamente Giorno del Signore o domenica». Il giorno della Resurrezione di Cristo, è ad un tempo il “primo giorno della settimana”, memoriale del primo giorno della creazione, e “l’ottavo giorno” in cui Cristo, dopo il suo “riposo” del grande Sabato, inaugura il Giorno «che il Signore ha fatto; il giorno che non conosce tramonto». La  “cena” del Signore» ne è il centro, perché  in essa l’intera comunità dei fedeli  incontra il Signore risorto che lo invita al suo banchetto »

Il diverso significato che ebrei e cristiani danno alla Pasqua, comporta una diversa collocazione nell’anno liturgico.  Gli ebrei la celebrano il 14° giorno di Nisan (il settimo mese del calendario ebraico, compreso tra il marzo e l’aprile) Per i cristiani invece la Pasqua ricorre la prima domenica dopo il plenilunio dell’equinozio di primavera.