Nel rispetto della tradizione religiosa del periodo pasquale, per esattezza il Mercoledì Santo, il nostro Parroco Don Virgilio ha invitato alcuni rigutinesi per rievocare I’evento dell”‘Ultima Cena” affidando a ognuno il ruolo di Apostolo. Anch’io sono stato “prescelto” essendo un vitianese, ma Don Virgilio, a seguito di una mia perplessità “doganale” mi disse che non era richiesta la Carta d’identità. Scherzi a parte, il nostro compito è stato quello di partecipare a un evento religioso straordinario, ricco di grande dolore ma anche di grande spiritualità. Con l”‘Ultima Cena” inizia il Triduo Pasquale che ha visto la nostra presenza, il Giovedì Santo alla “Lavanda dei piedi”. 

Il momento della Lavanda dei Piedi, durante la Messa in Coena Domini 2019.

Mentre mercoledì sera mi recavo verso la Sassaia per incontrarmi e condividere  la serata con gli altri invitati mi sono sentito invitato non soltanto a una cena e, simbolicamente, per rivestire un insolito ruolo di apostolo non  propriamente a me così affine e appropriato, ma a un qualcosa di più  intimo e profondo. Mi sono immaginato di entrare in quella stanza, più di 2000 anni fa dove, j dodici Apostoli insieme a Gesù consumavano l’ultima cena, i loro volti segnati da uno stupore incomprensibile, sguardi obbedienti, ma non privi di dubbi e di ogni sorta di pensieri, la loro comprensibile paura, che dentro di ciascuno di loro duellava con una fede profonda e certa ma umana, messa alla prova da eventi, forse per alcuni di loro incomprensibili.  

L’aver convissuto con un traditore forse più debole e inconsapevole ché  avido, con un Messia che di lì a poco sarebbe stato massacrato prima di  essere crocefisso: quante domande interiori hanno interrogato il loro cuore turbato da un’inspiegabile morte e resurrezione. Non c’è da meravigliarsi che anche la fede più incrollabile, quella di Simon Pietro abbia vacillato in quel momento forse runica cosa che era rimasta era la speranza: dovevano continuare a credere per sperare; molto spesso anche oggi ci sentiamo smarriti, impauriti come gli Apostoli: perduti e sballottati in una vita sempre più orfana di speranza, imprigionati  dall’egoismo e dai pregiudizi. 

Basta con i pensieri complessi e troppo grandi per la comprensione  umana, torniamo alla cronaca della piacevole serata e al buon odore di  cibo che usciva dalla cucina; alla cena, secondo la tradizione pasquale non poteva mancare l’uovo sodo, l’agnello con gli spinaci, il tutto cucinato sapientemente dalla brava e instancabile Marisa Pallini e da alcune brave collaboratrici e collaboratori. Abbiamo gustato e apprezzato tutto  con piacere e armonia, pensai: chissà se Marisa avesse cucinato alla Cena di Gerusalemme cosa avrebbe  detto Gesù forse come noi sarebbe stato soddisfatto, anche se aveva cose molto più importanti cui pensare.  

Dopo avere abbondantemente mangiato e bevuto è arrivato il momento di sparecchiare e, come dice un proverbio che “anche i maiali dopo aver finito di mangiare rovesciano il trogolo”, ognuno di noi) non come suini, ma da buoni discepoli, ha collaborato alla ripulitura dell’ambiente (io in verità non molto, largo ai giovani…), soddisfatti di aver collaborato e di aver dato un aiutino di riconoscimento alla stanca, ma tutto sommato soddisfatta Marisa, che ringrazio personalmente; ringrazio anche il parroco Don Virgilio dell’invito e per l’attenzione e la tenacia nel promuovere e mantenere viva questa ricorrenza spirituale; un sentito grazie anche ai bravi apostoli.

Messa in Coena Domini 2019.

A me, anche se in modo simbolico, queste finestre sulla fede, fanno crescere la sete di scoprire, di spingermi oltre e alimentano la mia speranza di credere.

Un nuovo grazie a tutti.

-Lamberto Giustini-