Varie sono le ipotesi al riguardo dell’etimologia del toponimo VITIANO; un toponimo presente in diverse aree toscane ed umbre. Emanuele Repetti, nel suo “Dizionario Geografico, Fisico e Storico della Toscana“, quando tratta di Vitiano non ne spiega le origini etimologiche, cosa che invece fa il Del Corto nella sua “Storia della Val di Chiana“; questo autore ricollega Vitiano a quei paesi che terminano con la desinenza –“iano” (Puliciano, Manciano, Lucignano, Foiano ecc.) e ne spiega un collegamento al dio Giano, nel nostro caso si sarebbe trattato delle “viti di Giano”, una coltivazione viticola dedicata al celebre dio romano.
 
Il grande archeologo Gianfrancesco Gamurrini, grande esperto di etimologia e archeologia, ne intuì le origini “prediali”, cioè si trattava di un grande fondo agricolo appartenente ad una famiglia romana. Nel caso di Vitiano Gamurrini ipotizzò la famiglia VETTIA, da cui il fondo si sarebbe chiamato Vettianum e da qui il lento passaggio a Vitianum – che è il nome che compare nei documenti intorno al 1000 – e poi l’italianizzazione in Vitiano.
 
Sul principio del Novecento Silvio Pieri, nella sua specialistica opera sulla toponomastica della Valle dell’Arno, ipotizzava la medesima origine prediale, ma non dalla famiglia Vettia, bensì da quella VETURIA. Da qui il nome Veturianum e il passaggio a Viturianum, Vituianum e Vitianum.
 
Infine, poche decine di anni fa, Giovan Battista Pellegrini, prendendo in esame un “Vitiano” umbro, ne teorizzò la derivazione da un predio della gens Vettidia o VITTIDIA. Da qui il passaggio a Vettidianum e poi Vittidianum, Vitidianum e Vitianum. La risposta certa e inequivocabile ce l’ha data l’archeologia.
 
Pochi anni fa, in loc. Casa Nuova, in frazione di Vitiano di Arezzo, a seguito di arature agricole vennero rinvenute le tracce di una grande villa romana, costruita su preesistente fabbricato etrusco. Limitrofi alla villa, assieme a resti di altri annessi collegabili a lavorazioni agricole (produzione di vino, di olio ecc.), apparvero i ruderi e gli scarti di una fornace per cuocere ceramiche e terrecotte.
 
Non sappiamo se ricollegare a questa fornace od al tetto dell’ampia villa limitrofa i due marchi di fabbrica frammentari su tegola rinvenuti nella medesima area in cui affiorano i materiali appartenenti alla fornace. Si tratta di marchi rettangolari appartenenti a due periodi diversi ma al medesimo proprietario. Il primo appare mancante della parte iniziale e di quella terminale e si legge “. . .ETTIDIN. . .”; il secondo è mancante della sola parte terminale e si legge “C. VITTIDI NI. . .” (con la “d” rovesciata). Appare evidente che tali produzioni appartengono ad una fornace della gens (famiglia romana) “VITTIDIA” e sarà bene sapere che marchi simili sono stati rinvenuti anche a Montecchio (C. VITTIDI NICR) ed a Casa Cateni (S. Lucia di Castiglion Fiorentino) (C. VITTIDI NI. . .). Il marchio di Montecchio è completo e, quindi, dobbiamo probabilmente ricondurre a quella forma anche i marchi rinvenuti a Casa Nuova.
 
Interessante il fatto che nei pressi di Montecchio e di S. Lucia, in località S. Andrea di VITIANO, sia presente una fabbrica di ceramiche con due forni (per terrecotte e per vasi). Abbiamo già detto della verosimile ipotesi di G.B. Pellegrini, che fa derivare il toponimo VITIANO da un praedium (fondo agricolo) appartenente alla famiglia Vettidia. Anche a Casa Nuova di Vitiano saremmo così di fronte ad un possedimento della gens Vettidia-Vittidia. Accanto alla villa – situata nel vasto podere e centro di sfruttamento agricolo dello stesso – come ci dimostra l’archeologia, sorgeva anche la fabbrica per ceramiche e terrecotte. Fra i resti, appaiono frammenti di ceramiche sigillate aretine con bollo C V BRG (o C VE BRG), anch’esso ricollegabile alla medesima famiglia.
 
Mentre nel bollo in planta pedis per le ceramiche sigillate di tipo aretino venivano abbreviati i nomi del proprietario e del figulo – C(AIUS ?) VE(TTIDIUS ?) e BARG(ATHES ?) – nel lungo cartiglio apposto sulle tegole viene collocato, al genitivo, per esteso il nome gentilizio della famiglia (nomen), mentre restano abbreviati il praenomen ed il nome del figulo: C(AIUS ?) VITTIDIUS e NIC(EPHO) R(US ?).
 
Il fatto di ritrovare due diverse forme – VETTIDI e VITTIDI – si deve ricollegare, a parer mio, solo a due differenti epoche alle quali appartengono i due timbri: fine del I secolo a. C. – primi decenni del I secolo d. C., per la forma Vettidi; alcuni decenni successivi per la forma Vittidi. Del resto sono assai note le trasformazioni morfologiche che portano certi nomi con la lettera “e” a forme con la lettera “i”: Veturius-Viturius, Peticius-Piticius. . .
 
Insomma, i ritrovamenti della località Casa Nuova ci hanno permesso di dare una risposta certa al problema dell’etimologia del toponimo Vitiano, ci hanno fornito forti indizi sull’area in cui sorgeva la fattoria della gens Vittidia dai cui terreni – chiamati Vittidianum – prenderà il nome la nostra frazione (VITIANO) e ci hanno permesso di localizzare una fabbrica di ceramiche e di terrecotte di cui conosciamo anche il proprietario e due operai.