Tra le foto più antiche di Vitiano ce n’è una davvero singolare, che riguarda proprio Il Ghetto. Essa fu scattata prima del 1913 da Sir Frederick Treves (1853-1923), quando venne in Italia per visitare tutti i luoghi descritti nel celeberrimo poema narrativo in quattro volumi, The Ring and the Book, pubblicato tra il 1868 e il 1869 da Robert Browning (1812-1889).

Robert Browing The Ring and The Book

Il poema di Browning è una storia in versi (21.000!), ripresa da una vicenda realmente accaduta tra Arezzo e Roma alla fine del 1600 e conclusasi nel 1698 con l’esecuzione capitale del protagonista, il Conte Guido Franceschini di Arezzo. Il Franceschini era andato a Roma con quattro “bravi” per uccidere la moglie Pompilia Comparini e i suoceri.

Dagli interrogatori del processo al Franceschini, veniamo a sapere che un certo Santi – colui che gli aveva procurato i quattro “bravi” che lo aiutarono nel triplice omicidio e che poi furono giustiziati assieme a lui – gli curava la vigna della sua villa di Vitiano.

Quando agli inizi del XX secolo Sir Frederick Treves ripercorse gli itinerari descritti nel libro di Browning e visitò tutte le località ivi citate, passò anche da Vitiano.

Arrivato al Ghetto, fotografò l’agglomerato di cui pubblicò poi una foto nel suo corposo volume The country of “The Ring and the Book”, che pubblicò nel 1913.

A pagina 198 del volume c’è la foto n. 43 con la seguente didascalia: “VITIANO – Whence came the four bravoes”, letteralmente “VITIANO – Da dove venivano i quattro bravi”.

La foto rappresenta la discesa del GHETTO, alla fine di Vitiano, verso Arezzo. Si nota un ricco signore con consorte su un calesse, due donne in fondo alla discesa che discorrono, un ragazzetto e una bambina vicino alla prima casa. Come si vede, ancora non c’era la scala esterna per accedere al piano superiore del primo edificio, oggi proprietà Rimbotti.

Chi potrebbero essere quel ragazzetto e quella bambina?

Partiamo da un dato inimmaginabile per noi. Quando Treves transitò dal Ghetto, nei primi anni del ‘900, in quel gruppo di case ci abitavano 13 famiglie, per un totale di ben 80 persone!

La famiglia Boscherecci (poi Boschi), pigionale, era composta da 6 persone. Quella di Buresti Luigi, possidente, era di 9 persone. Quella di Imparati Angelo, possidente, era di 7 persone. Quella di Imparati Luigi, calzolaio, era di 8 persone. Quella di imparati Respigio (abitante in casa Buresti), calzolaio, era composta da 6 persone. Quella di Lucci Antonio, muratore, era di 7 persone. Quella di Monnanni Angelo (casa dell’Imparati), era composta da 9 persone. Quella di Neri Sebastiano era composta da 3 persone. C’era poi Polvani Domenica, la serva del prete di Ottavo. Seguivano le famiglie di Roggi Lorenzo, bracciante, di 2 persone; Torretti Virgilio di 6 persone; Velucchi Paolo (casa del Buresti), falegname, di 8 persone; Velucchi Pacifico – antenato dei Velucchi di Vitiano – (casa del Buresti), falegname, di 8 persone.

Se consideriamo che la bambina della foto potrebbe avere 4/5 anni, il cerchio si ristringe tra Boschi Renata del 1900, Torretti Irene del 1900 e Monnanni Irene del 1906. Credo che sia proprio la Monnanni la bambina della foto.

Il bambino potrebbe avere 8-10 anni. Qui la rosa è più ampia. Angelo Imparati è del 1901, Carlo Amedeo Imparati è del 1899, Lorenzo Torretti è del 1899 e suo fratello Tommaso del 1904; c’è poi Alfredo Velucchi del 1901, Giuseppe Velucchi del 1897 e Monnanni Alberto (il fratello di Irene) del 1899. Tra questi c’è il bambino immortalato nella foto, ma è difficile individuarlo.

Ringrazio June Carey per averci segnalato nel 2019 il libro di Treves con questa bella foto del Ghetto. Un grazie anche a Mario Velucchi – discendente dei Velucchi del Ghetto – per avermi procurato una copia sufficientemente definita del libro.

Ricordo che Treves nel 1923 scrisse anche il libro The Elephant Man and other Reminiscences da cui nel 1980 fu tratto il FILM The Elephant Man, con Anthony Hopkins proprio nei panni di Treves.

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di Luca Tulliani

Cultore di archeologia e storia locale, da molti anni si interessa specificamente delle vicende del passato della Terra aretina. Autore di molteplici indagini storiche per i quali ha ricevuto vari riconoscimenti; nel 2019 è stato elogiato dal Presidente Mattarella per la storia di Gianni Mineo e Giuseppe Rosadi, i due partigiani che il 29 giugno 1944 sventarono la strage di 209 civili alla Chiassa. La sua ultima pubblicazione è "Una lira per tre vite. Il massacro di Sante e don Giuseppe Tani e di Aroldo Rossi tra paure, inganni e tradimenti” del 2020.