Fino all’epoca delle deportazioni, gli ebrei nei ghetti mettono in atto una tenace resistenza “civile”, come il contrabbando o la creazione di istituzioni di soccorso sociale. Quando è evidente che l’intenzione dei nazisti è quella dello sterminio sistematico, allora la sola scelta che rimane è quella della lotta armata. Non è però una scelta tra vivere o morire, ma su come morire.

La resistenza ebraica si rivela da subito diversa dal resto della resistenza europea: i combattenti ebrei non ricevono aiuti né da un esercito, né da un governo. Sono isolati e circondati da indifferenza, se non da ostilità. Hanno poche armi a disposizione per opporsi all’esercito più potente del mondo. La loro resistenza, pur non avendo alcun valore militare, pone però fine alla leggenda della passività ebraica.

La rivolta più conosciuta è quella del ghetto di Varsavia, dove nel 1942 rappresentanti di forze politiche distanti tra loro, e soprattutto di movimenti giovanili come l’Hashomer Hatzair, formano un’organizzazione ebraica combattente, la Zydowska Organizacja Bojowa (ZOB).

Nel gennaio e nell’aprile-maggio del 1943, la ZOB dà vita alla prima grande ribellione urbana nei Paesi occupati, che vede la partecipazione di tutto il ghetto, provoca l’uccisione di almeno 300 tedeschi, ma determina anche la morte di gran parte dei combattenti, la deportazione nei campi di sterminio del resto della popolazione ebraica e la liquidazione finale del ghetto.

ghetto getto walczy

Le banconote che servivano da riconoscimento, con la sovrastampa  “GETTO WALCZY”

Anche altri ghetti in Polonia vedono la presenza di gruppi armati (almeno 14), al cui interno sono attive molte giovani donne. Oltre 30.000 persone fuggono dai ghetti e si rifugiano e combattono nelle foreste. Di notevole importanza storica risultano le rivolte nei campi di sterminio di Treblinka e Sobibor, il 2 agosto e il 14 ottobre 1943, oltre a quella del Sonderkommando di Birkenau, avvenuta il 7 ottobre 1944. Sono i soli casi in cui dei prigionieri in campi nazisti riescono a scatenare una ribellione. Le banconote con la sovrastampa “GETTO WALCZY” sembra siano servite ai combattenti per partecipare alle riunioni segrete, infatti più del misero valore economico, la banconota serviva come riconoscimento e relativa adesione alla lotta armata.


LA STORIA ATTRAVERSO LE BANCONOTE DELLA COLLEZIONE ADRI – di Gustavo Cavallini.

Certi treni passano una votta sola e bisogna prenderli al volo…

Quante volte abbiamo sentito questa frase, e forse da chi l’ha detta il più delle volte era intesa come un rimpianto. Non è stato il mio caso.

Dopo anni e anni di mostre e convegni in giro per l’Italia e di articoli scritti per alcuni dei maggiori magazine italiani di numismatica, sono riuscito finalmente a parlare a una platea attenta e interessata, che con la loro voglia di sapere hanno saputo farmi domande argute e intelligenti.

Chi erano?

I bambini delle classi 4° e 5° della scuola elementare di Rigutino. L’occasione è stata da un evento particolare : il Giomo della Memoria. E’ una ricorrenza internazionale che viene celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Si è stabilito di celebrarlo in questa date perché proprio in questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa impegnate nell’offensiva verso la Germania e Berlino, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Di cosa ho parlato?

Aiutato dai Maestri della scuola, è nata una piacevole chiacchierata, in cui è stato approfondito un evento tragico tramite le banconote della Collezione Adri. In poco più di un ora, i bambini, hanno potuto vedere “pezzetti di carta” che sono passati tra le mani o sono stati visti, da chi ha vissuto questa tragedia. Mi auguro che questo sia un inizio di una lunga collaborazione e ringrazio i Maestri e le Maestre per la loro disponibilità e le Sig.re Daniela Lazzeroni e Adriana Minaglia per aver reso possibile questo mio sogno.