Il Regno di Dio non è una cosa, una struttura sociale o politica, un’utopia. Il Regno di Dio è Dio. Regno di Dio vuol dire che Dio c’è, vive, è presente e agisce nel mondo, nella nostra, nella mia vita. Dio non è una lontana “causa ultima“, non è il “grande architetto” del deismo che ha montato la macchina del mondo e starebbe adesso fuori. Al contrario, Dio è la realtà più presente e decisiva in ogni atto della mia vita, in ogni momento della storia. [. . .]
 
La sequela di Cristo ha una meta molto più alta: assimilarsi a Cristo, e cioè arrivare all’unione con Dio. Una tale parola suona forse strana nell’orecchio dell’uomo moderno. Ma in realtà abbiamo tutti la sete dell’infinito, di una libertà infinita, di una felicità senza limite. Tutta la storia delle rivoluzioni degli ultimi due secoli si spiega solo così. . . L’uomo non si accontenta di soluzioni sotto il livello della divinizzazione. Ma tutte le strade offerte dal “serpente” (Gen 3,5), cioè dalla sapienza mondana, falliscono. L’unica strada è la comunione con Cristo, realizzabile nella vita sacramentale. Sequela di Cristo non è un argomento di moralità, ma un tema “misterico“, un insieme di azione divina e di risposta nostra. [. . .]
 
 
Dio è più grande del nostro cuore e conosce tutto” (1 Gv 3,19s). La bontà di Dio è infinita, ma non dobbiamo ridurre questa bontà ad una leziosa sdolcinatura senza verità. Solo credendo al giusto giudizio di Dio, solo avendo fame e sete della giustizia (Mt 5,6) apriamo il nostro cuore, la nostra vita alla misericordia divina. Non è vero che la fede nella vita eterna rende insignificante la vita terrestre. Al contrario, solo se la misura della nostra vita è l’eternità, anche questa vita sulla nostra terra è grande e il suo valore immenso.
 
Dio non è il concorrente della nostra vita, ma il garante della nostra grandezza. . .