Quando non c’era la televisione, cosa facevano dopo cena i nostri vecchi? Si ritrovavano insieme ai vicini, fuori casa d’estate e nella stalla al tepore animale d’inverno, e si raccontavano varie storie, accadute qui vicino o lontano, storie piccole o grandi, storie belle, buffe o tragiche. Queste storie le raccontava mio nonno Andrea e mio padre Pietro le ha messe nero su bianco.

Partirò raccontando qualche storia di un vitianese molto famoso tra fine Ottocento e inizi del Novecento. Il suo nome era FERDINANDO NICCHERI, ma siccome aveva la pelle alquanto scura, più di certi magrebini, era soprannominato “EL NEGRO”. Era figlio di Giovanni – detto Nanni de Stagnino – l’abile sacrestano di Vitiano, che riusciva a suonare divinamente le quattro campane del nostro campanile. Quindi, il soprannome completo di Ferdinando era “EL NEGRO DE STAGNINO”.

El Negro era alquanto fantasioso. Ad esempio, voleva farsi un orto, ma i soldi erano quelli che erano e pertanto aveva escogitato di farsi regalare una carriola di terra da tutti i suoi amici e conoscenti, per poter realizzare il suo sogno. Ma poi si rese conto che c’era un problema. Infatti, diceva:

Vorrebbi fère un campino per facce l’orto e tutti me darèbbono una carrettèta de terra, ma ‘un lo posso fère perché ‘un ho ducche méttela. . .

El Negro abitava nella casa del Collegio Serristori, accanto all’odierno Bar Vecchio Molino, oggi proprietà Angori. Era benvoluto da tutti, anche se ne combinava di ogni colore.

Ad esempio. Alcuni rampolli di certe famiglie più facoltose di Vitiano, amavano andare insieme a caccia. Si trattava dei Buresti dell’oleificio, dei Rossi delle Fosse e dei Giannini del Fondaccio. Questi, partivano presto la mattina, facevano la loro battuta e combinavano con il Negro di ritrovarsi per una data ora in un luogo ben definito, per il pranzo. El Negro portava la borsa con il pranzo e quelli lo facevano restare a mangiare con loro. El Negro era contento di questa usanza, perché almeno mangiava cibi più prelibati di quanto potesse fare a casa sua e pertanto si prestava volentieri a quella incombenza.

Ma poi, successe il fattaccio …

Quel giorno, i Buresti, Rossi e Giannini erano partiti presto per cacciare sui boschi di Ottavo. El Negro avrebbe dovuto recarsi alla Castellina di Ottavo (sopra il Querciolo) per l’ora di pranzo. Lassù c’era una grossa pietra orizzontale, piuttosto piatta, che ben si prestava ad essere apparecchiata quale tavolo. El Negro avrebbe dovuto preparare tutto in modo che a mezzogiorno suonato, i cacciatori arrivavano lì e iniziava il pranzo comune.

El Negro, puntuale, arrivò alla Castellina con la borsa contenente un bel pollo cotto allo spiedo, un’insalatiera di patate arrosto, il pane, il vino e l’acqua. Apparecchiò la pietra piatta e si mise ad aspettare. Ma dei cacciatori, neppure l’ombra.

Niente cacciatori, ma quel pollo allo spiedo mandava un profumino che faceva nascere un languorino nello stomaco del Negro. E le patate lo rafforzavano. Dopo un po’, il languorino si trasformò in fame e dei cacciatori nessuna nuova.

El Negro, sopraffatto dai “morsi” della fame, non ebbe più remore, aprì il cartoccio con il pollo e se lo mangiò tutto, accompagnandolo con la maggior parte delle patate. E tracannò anche la massima parte del fiasco di vino che aveva portato lassù.

Aveva appena finito di ingozzarsi l’ottimo pollo allo spiedo, che sentì abbaiare i cani che preannunciavano l’arrivo dei cacciatori, alquanto affamati. Che fare? Rimise tutti gli ossi del pollo dentro il cartoccio, che richiuse con cura e ripose nella borsa. Lo stesso fece con le poche patate superstiti.

Appena arrivarono i cacciatori, El Negro, prudente, li apostrofò:

È tutto qui nella borsa. Io vado a fare un bisogno in quella macchia, poi torno. . .

E se ne andò, prima lentamente e, appena fuori dalla loro vista, affrettando il passo che poi si trasformò in corsa precipitosa.

I cacciatori, alquanto affamati, aprirono la borsa e tirarono fuori i cartocci. Non credevano ai loro occhi nel trovare solo un mucchietto di ossi e qualche patata. . . Ci misero un po’ a rendersi conto del bello scherzo che aveva loro combinato El Negro. All’inizio pensavano che il pollo fosse nascosto da qualche parte e lo cercarono con avidità, ma senza risultato. Poi, resisi conto della triste realtà, iniziarono ad imprecare e a sparare svariate fucilate nella direzione verso cui si era allontanato El Negro.

I cacciatori si divisero il poco pane avanzato e le residue patate, masticando amaro e progettando tremende vendette nei confronti dell’astuto Negro.

La Castellina di Ottavo dove avvenne l'episodio narrato che vide protagonista El Negro
La Castellina di Ottavo (contrassegnata dall’asterisco rosso). Lassù avvenne l’episodio narrato, che vide protagonista El Negro.