Io non l’ho mai vissuta, ne ho solo sentito parlare e letto dai libri, ma un altro conto è viverla. Fra le altre cose mi propongo  di capirlo andando a visitare Cuba e arrivato a l’Avana non ho perso tempo ad andare in giro a curiosare, cogliere ogni particolarità di vita.

La prima cosa che mi colpisce è stato il grande inquinamento dovuto ad auto, camion e corriere molto vecchie che rendono l’aria irrespirabile. Perché non si sono evoluti con mezzi più moderni? Sembra che tutto si sia fermato agli anni 50/60. E questo anche nella vita di tutti i giorni delle persone. Strana e nuova atmosfera per me, dovunque trovo scritte e manifesti inneggianti Fidel Castro e Ernesto Che Guevara, il primo venerato come un Dio, il secondo novello Gesù sceso fra gli uomini che si sacrificherà per la loro salvezza. Trovo la cosa ossessionante, monumenti e musei dedicati alla rivoluzione Castrista dove sono ricordati tutti coloro che hanno perso la vita nelle battaglie rivoluzionarie,  hanno funzione di santi e martiri. Ovunque si celebra il nuovo corso iniziato nel 1959 ma a distanza di quasi 60 anni si avverte un senso di abbandono negli edifici e nelle strade, visto che l’iniziativa privata è pressoché vietata e siccome tutto dipende dal potere centrale che non può certamente curare bene ogni cosa, gli interventi di restauro sono rari e molto rimane in decadenza.
 

La cronica mancanza di risorse  da quando l’unione sovietica, alleata e sponsorizzatrice di Cuba, è andata in fallimento, non permette grandi spese sociali (non c’è più trippa per gatti). Le persone vivono del poco del loro lavoro (non esiste disoccupazione, si guadagna molto poco ma tutti lavorano) e di piccoli espedienti per arrotondare i magri stipendi: chi ha la fortuna di avere una macchinetta del caffè si improvvisa barista per strada, chi ha un frullatore serve Batida ai passanti, frullato di frutta molto buono, tutto per qualche centesimo . . . ma in mezzo a tutta questo vivere di poco nessuno compie atti fuorilegge quali scippi, furti, la repressione è tale che a nessuno conviene rischiare e poi cosa c’è di valore in giro da rubare? forse qualche gallina, niente di più; io mi sono sempre sentito tranquillo nel mio girovagare, mai alcun tipo di problema a parte l’inquinamento.

Ma non mi basta la capitale, vado a visitare altre città e le campagne, anche qui trovo una vita semplice ma dignitosa. Se però  cerco di parlare con la gente della situazione politica mi trovo di fronte ad un muro e nessuno si sbottona, anzi dice che sta bene abbassando gli occhi. Sento la paura di parlare, le spie e le delazioni devono essere dappertutto, mi sento come oppresso da una cappa di piombo, faccio fatica a respirare mentalmente, tutto scorre su binari definiti. Qui parlare troppo o contestare porta a brutte situazioni, meglio glissare.

Ma facciamo un passo indietro: come era la situazione prima della rivoluzione del 1959? L’isola era in mano a mafia e affaristi americani che depredavano ricchezze sfruttando il territorio e la popolazione. Quest’ultima non aveva alcun tipo di diritto, non aveva scuole ne tantomeno ospedali o biblioteche, i neri non erano considerati persone. Vigeva la schiavitù, la fame e la povertà più completa. Con Fidel Castro è stata abolita la schiavitù e dato parità di diritti e sussistenza, oggi ci sono scuole e ospedali per tutti e gratis per giunta. Ma io sono troppo curioso e chiedo di entrare a vedere le scuole: sono subito accontentato e vedo che  in effetti l’istruzione è garantita e anche di buon livello. Gli studenti vestono tutti alla stessa maniera, non c’è distinzione di censo come da noi. In una lavagna delle elementari la maestra scrive la data del giorno: anno 58 della rivoluzione. Nel ventennio in Italia scrivevamo anno dell’era fascista, semplice assonanza?

Non mi basta, entro in alcuni ospedali e visito i vari reparti: noto edifici vetusti ma puliti, gli spazi non sono adeguati, letti con malati ammassati nei corridoi, al posto della gessatura si usano stecche e bende, barelle stile prima guerra mondiale, però un posto dove curarsi (gratis) oggi c’è a Cuba e i medici sono molto preparati. Diverso l’ospedale riservato alle elite del potere, sembra un albergo di lusso con tanto sfarzo, lì però non mi fanno entrare, guardie col mitra spianato mi fanno capire che è meglio allontanarmi senza replicare. E ci sono anche le biblioteche aperte a tutti, ci ho passato un po’ di tempo e ho conosciuto molto della rivoluzione. Ho trovato anche diversi testi di autori italiani e europei, tutti di cultura sinistroide e comunista. C’è internet che apre alla gente una finestra nel mondo ma il suo uso è faticoso e oneroso, non permette ai giovani di passare giornate davanti al computer ma solo momenti fugaci. Ecco perché li ho visti dappertutto passare il tempo libero a fare sport e chiacchierare a crocchi per le strade o nei giardini.

Nel mese che ho passato in giro per Cuba è deceduto Fidel Castro. E’ morto senza essersi arricchito, mi dicono che ha vissuto in un normale appartamento e ha condotto una vita semplice senza rubare nulla al popolo come solitamente fanno i dittatori. Unico vezzo: i suoi figli hanno studiato nelle università USA. Ho visto passare il suo feretro con le ceneri per le strade cittadine sopra un semplice carrello trainato da una jeep, in silenzio. Un funerale molto pacato e umile senza fanfare, la gente molto composta ha rivolto un saluto caloroso applaudendo a chi, in definitiva, ha dato dignità a una nazione sfruttata e depredata elevando il popolo a migliori condizioni, pur privandola di qualcosa. Stretto nella guerra fredda fra Russia e USA ha dovuto fare delle scelte.

 
La gente di Cuba mi ha colpito: umile e dignitosa nella sua povertà, sempre sorridente e tranquilla, con sogni di libertà ma senza desiderio di sopraffazione sociale . A cuba i giorni scorrono forzatamente senza stress.

Seduto a 9000 metri di altezza nell’aereo che mi riporta nella realtà italiana mi domando dov’è la verità e quante facce può assumere una dittatura. Alcune facilmente riconoscibili, altre sotterranee ma non tanto diverse nel fine di far diventare il popolo un gregge. Magari facendogli credere di essere liberi, democratici e di stare bene.