Chiamata a una riunione, a un colloquio: cosi la definisce il vocabolario della lingua italiana. Ma chi convochiamo? Sfogliando i registri dell’archivio parrocchiale alla voce Matrimoni troviamo i nomi e i cognomi di quelli che nel 1968,e nel 1993 hanno celebrato la loro unione nella chiesa di Rigutino. Sono passati quindi 50 e 25 anni. Si può passare oggi sotto silenzio una data come questa? Penso di no e allora ci mettiamo al lavoro per convocare questi sposi perché dopo questo tempo rinnovino le loro promesse matrimoniali.

…ci vogliamo più bene ora che i primi tempi di matrimonio, adesso abbiamo occhi più attenti anche se indeboliti dagli anni…

È una cosa da poco? No, perché ora ritornano con i loro figli e le loro figlie come testimonianza di una vita riuscita e felice. Un giorno furono accompagnati da due testimoni che avrebbero garantito la loro unione, ora ritonano con una garanzia più forte ed efficace: i loro figli. Per me sarebbe un onore accompagnare i miei genitori di nuovo all’altare una seconda o terza volta. Ho avuto il privilegio non di accompagnarli all’altare come celebrante della messa per la prima, seconda volta nelle nozze d’oro e diamante, ho celebrato anche le nozze di platino cioè il 700 anno di matrimonio anche se mio padre non ha potuto partecipare perché infermo. Mia madre era orgogliosa di questo e diceva: Mio figlio mi ha sposato per tre volte. Il Nostro Ghezzi Elio che anche lui celebrò le nozze di argento, di oro, di diamante diceva mi sono sposato quattro volte ma sempre con la stessa donna.

Nella lettera di convocazione abbiamo sottolineato che se un amore non cresce anche quello coniugale si ammala e muore, tanto è vero che qualcuno mi dice, ci vogliamo più bene ora che i primi tempi di matrimonio, adesso abbiamo occhi più attenti anche se indeboliti dagli anni, quello che non vedo io lo vede mia moglie e mi fa vedere le bellezze che ci circondano, ora l’amore non ha più bisogno di tante parole perché siamo giunti a quel punto in cui le parole non servono più, ci capiamo guardandoci in volto. Questa è l’espressione più alta e non ci si arriva immediatamente ma dopo un lungo esercizio fatto di rispetto, stima, considerazione. Soffro quando sento un marito insultare la propria
moglie o viceversa, credo che sia una mancanza di rispetto anche verso se stesso. Una persona che ti è stata accanto per tanti anni della vostra vita, ha condiviso con voi come dice la liturgia gioie e dolori, salute e malattia che si può rottamare come una bottiglia a vuoto a perdere? Soffro quando un marito o una sposa piglia e abbandona tutto, ma quello che mi fa soffrire è l’abbandono dei figli i quali si trovano il cuore spaccato in due che difficilmente si rimargina portando conseguenze negative per tutta la vita. Un tempo chi abbandonava la sua posizione di responsabilità veniva condannato per diserzione e in tempo di guerra veniva fucilato alla schiena. Non voglio giudicare chi si trova in queste situazioni di divisione, di sofferenza perché solo Dio conosce il cuore dell’uomo, ma questi sposi che ora ritornano a questa sorgente dalla quale sono partiti ritroveranno sempre quella freschezza e quell’entusiasmo dei primi giorni, dei giorni della luna di miele.

Una persona che vi è stata accanto per tanti anni della vostra vita, ha condiviso con voi, come dice la liturgia, gioie e dolori, salute e malattia: che si può rottamare come una bottiglia a vuoto a perdere?

Mi ritorna in mente quello che i figli di Luigi Sadotti dicevano a suo padre alquanto incerto e timoroso di fare le sue nozze d’oro: “Babbo ora a mai più!” e si perché il 50 non è il 51 e il 25 non è il 26. Ora a mai più e lo diciamo a quelli che si “vergognano” di ritornare con il suo sposo e la sua sposa là da dove sono partiti, io sarei orgoglioso.

 

Ringraziamo queste coppie di sposi che hanno accolto con gioia questa convocazione