In un documento del febbraio 1089, Serafina di Berardo dei «capitanei» di Cozzano, moglie di Panzone di Raginerio di Briciano (attuale Rigutino), offrì all’Abbazia di Santa Flora e Lucilla (presso l’attuale Ripa dell’Olmo) la sua parte della chiesa di San Quirico (attuale Pieve della Sassaia) e «partem summitatis de monte qui dicitur Casanova et Casamaiore ubi castellum cogitat esse facturum…».

Dunque, nel 1089 Serafina dona la sua parte della cima di un monte chiamato Casanova o Casamaiore, dove pensa che sarà costruito un castello. Si tratta della nostra Ca’ Maggiore*? Probabile. E se fosse così, il circuito del castello sarebbe in una delle tre cime del Cavadenti (o in ipotesi subalterna sull’Altoviti). Ma in ogni caso, quel castello non fu mai terminato, o almeno non se ne vedono tracce apprezzabili. Infatti, sia sul Cavadenti che sull’Altoviti ci sono tracce di circuiti murari, ma non presentano segni di fortificazioni e di vita compatibili con quello che noi oggi intendiamo per un «castello».

Ritroviamo CAMAGIURA, nella forma in cui la conosciamo, nell’Estimo del Comune di Arezzo del 1504. Vi hanno dei terreni gli “Uomini di Vitiano”, le cosiddette “comunaglie”, quei terreni appartenenti alla collettività vitianese (usi civici), dove chiunque abitasse a Vitiano poteva andarci a pascolare gli animali, a prendere legna e altri prodotti del bosco, il tutto in base a certi regolamenti (statuti) locali. Anche nell’Estimo del 1558 ritroviamo il toponimo.

Nel XVIII secolo vi fu costruita (o ricostruita dopo alcuni secoli?) un’abitazione appartenente ai Serristori. La casa era su due piani. Il piano terra aveva un’ampia stalla, una cantina, un magazzino e un forno per il pane con locale antistante. Una breve scala portava al piano superiore. Qui, una stretta stanzetta, introduceva nell’ampia cucina, dove dirimpetto all’ingresso c’era il grande camino. A sinistra del camino, una porta dava l’accesso ad una doppia camera, mentre sulla parete alla destra del focolare per tre scalini e una seconda porta si accedeva ad un’altra camera.

La prima volta che begli Stati d’Anime della Parrocchia di Vitiano vi compare una famiglia, è il 1766. Il parroco trovò a “CAMAGGIURADomenico di Marco Marchetti, sua moglie Margherita e i loro figli Marco, Maddalena, Domenica e Giovanna. A fine Ottocento, in questa casa, oggettivamente non troppo grande, abitavano otto persone: padre, madre e sei figli.

Nei primi decenni del XX secolo la Fattoria Serristori ampliò la casa, realizzando alcune stanze al primo piano e altri fondi. Furono messe anche delle persiane alle finestre. In queste nuove stanze, d’estate ci passava un periodo di ferie “in montagna” il Fattore del Collegio Serristori con la sua famiglia. Ci andavano anche altre persone collegate al Collegio Serristori.

In tempo di guerra ci abitava la famiglia di Azelio Piomboni, che aveva la moglie e tre figli, come ricorda Uliana Caselli. A Camagiura ci sfollarono alcune famiglie che abitavano lungo la statale, come la famiglia di Paolo Antonio Giannini. Dopo la guerra, anche gli ultimi contadini, il citato Piomboni e i suoi familiari, se ne vennero via, emigrando nel Pistoiese. Oggi, poco rimane della casa di Camagiura o Ca’ Maggiore. E tutto è avvolto da edere e altre piante invadenti.

Casa Maggiore di Vitiano

*Ca’ Maggiore, casa colonica abbandonata nel 1954 e ora diroccata, immersa in un bosco di castagni a ridosso della cima del Poggio Cavadenti; sulla vetta tondeggiante del Cavadenti – la cima maggiore del gruppo di Monte Lignano – si notano ancora i resti di una cinta muraria eseguita a secco, forse retaggio delle difese bizantine all’epoca dell’invasione longobarda (590-600 d.C.);