Chi percorre senza fretta le strade secondarie di Toscana, Umbria ed Alto Lazio, incontra talvolta agli incroci, sul ciglio di un campo, nel luogo in cui esisteva una chiesetta, vicino ad un convento francescano o in altri luoghi, una Croce in legno, ma anche in ferro, con i simboli della Passione: lancia, canna con spugna, chiodi, martello, tenaglie ed anche colonna, mano aperta, dadi, gallo ecc. Se viene chiesto a qualche anziano del luogo chi ha collocato quella croce, spesso la risposta è: Baldassarre.
 
Le aree con un cospicuo numero di croci di Baldassarre, al momento risultano essere l’Amiata, il Cetona, il Valdarno Superiore, l’area fra Prato e Pistoia, l’area fra Pisa e Volterra. Tracce del suo passaggio sono in Valdichiana, nei dintorni di Siena, in Casentino, in Valtiberina, nei dintorni di Fiesole, nella zona di Lastra a Signa, nella Maremma grossetana, in Lucchesia, forse sulle Apuane, forse a Vetralla, di certo a Gualdo Tadino. In alcuni luoghi sopravvivono toponimi come “la Croce di Baldassarre” e addirittura “la Fonte di Baldassarre” a Fabbrica di Peccioli (PI), che si dice fatta scaturire dal Pellegrino.
 
Tante croci “di Baldassarre”, ma chi sia questo Baldassarre ben pochi ormai lo saprebbero dire.
 
Ci sono persone che hanno vissuto una vita intera chiedendosi chi sia mai stato questo Baldassarre, quando sia vissuto, quando abbia collocato tutte queste centinaia e centinaia di croci nelle campagne del Centro Italia.
 
Finalmente una risposta a queste domande è arrivata, dopo anni e anni di ricerche tra Italia, Svizzera e Francia. È stata portata avanti una vasta indagine ben degna della ricerca di grandi latitanti. Un’indagine che non ha escluso alcun mezzo: da internet alla “catena di sant’Antonio”, dagli archivi alle biblioteche, dagli appelli su giornali e riviste a centinaia di lettere spedite in mezza Italia, in Francia e in Svizzera.
 
Adesso, sappiamo che l’innalzatore di queste croci si chiamava Balthazar Audibert, era nato ad Annot (Alpes de haute Provence) in Francia, nel 1761. Si trattava di un prete, cappellano della piccolissima parrocchia di Rouainette. Costretto a lasciare la Francia nel 1791/92 a causa della Rivoluzione, si era rifugiato nel Piemonte. Aveva italianizzato il suo nome in Baldassarre Audiberti e aveva detto di essere originario di Vercelli.
 
Baldassarre Audiberti, detto anche il Buon Uomo, il Santo delle Croci o Baldassarre da Vercelli, comparve nel centro Italia già nella sua maturità e rimase sempre misterioso verso chi gli chiedeva notizie della sua gioventù. Questo fece nascere molte dicerie: ci fu chi lo dipinse come un ex ufficiale napoleonico che aveva partecipato alla decisione di far ghigliottinare il re francese Luigi XVI; altri dissero che era un ex vescovo francese che aveva fatto parte della Convenzione, ma sempre implicato nella morte del re.
 
 
Baldassarre intorno al 1793 si diresse verso Roma, pellegrino nei luoghi dei maggiori santi e martiri della Cristianità. Vestito di panni neri e con un grande cappello di feltro, pure nero, durante il viaggio per Roma percorreva volentieri le strade più solitarie, dimorando per lunghi periodi in fitte boscaglie ed in intricate selve, nutrendosi di frutti selvatici e abbeverandosi all’acqua dei ruscelli. Suo letto fu spesso la nuda terra, altre volte un anfratto della roccia o una capanna di pastori.
 
 
Rimase a Roma fino al 1795, quindi, partì per la Toscana per visitare i luoghi santi e le maggiori chiese della regione. La prima tappa fu Firenze, poi risalì le colline di Fiesole e si ritirò in quei boschi per nuovi digiuni, nuove penitenze. Dopo Fiesole fu la volta della Verna, di Camaldoli e di Vallombrosa, quindi, disceso nel Valdarno, per la prima volta, nello stesso 1795, lo troviamo intento ad innalzare croci, quelle croci per cui diventò famoso e tuttora è ricordato in molti paesi del centro Italia.
Dal Valdarno l’Audiberti si diresse verso Arezzo e successivamente si diresse verso i santuari dei territori di Cesena, di Ravenna e poi delle Marche, fino ad Ancona. Si diresse quindi a Loreto, dove rimase per molto tempo, quindi ripartì e si diresse più a sud, nelle montagne degli Abruzzi. Sappiamo, però, che questa fu la puntata più a sud, non andando oltre nel Regno di Napoli.
 
Ritroviamo tracce del nostro Baldassarre verso il 1814-1815, quando torna per l’ultima volta a Roma. Da là parte verso Viterbo e poi va ad Orvieto a visitare il Corporale del Miracolo del Corpus Domini; da lì si dirige a Città della Pieve e poi verso Chiusi, Cetona, Sarteano, Pienza, il Monte Amiata, la Maremma, il Chianti, le Pianure Pisane, i colli di San Miniato. Ovunque dispensava consigli, ammonimenti, conforto. Ovunque piantava Croci.
 
Per più di cinquanta anni Baldassarre girò in lungo ed in largo il Centro Italia, preferendo la Toscana, l’Umbria e l’alto Lazio. Si recò più volte nei medesimi luoghi e così, durante uno di questi passaggi da Camaldoli, decide di rimanere per farsi monaco. Dopo un anno e quattro mesi, però, chiede la dispensa al Priore al fine di poter tornare a fare il “Divoto Pellegrino”; adduce motivi di salute, probabilmente, uno spirito libero come il suo, mal si confaceva con il rigido orario della regola Camaldolese.
Ricomincia a peregrinare, dormendo nelle capanne, sotto una roccia, all’addiaccio nelle foreste. Mangia bacche, erbe e frutti selvatici, chiede “un po’ di pane ed acqua e la minestra se me la danno” ai contadini. In cambio insegna la dottrina a loro ed ai loro figli, cerca di confortarli nelle loro amarezze, prega per loro. Ad un certo punto incomincia a spargersi la voce che guarisca i malati ed i moribondi. Già nel 1825-26 era famosissimo nel Valdarno Fiorentino: la Gendarmeria parla di folle immense che si radunano per chiedere guarigioni, preghiere, consigli a questa sorta di “Padre Pio” ante litteram. La gente incomincia a parlare di “miracoli”, di “alimenti apparsi dal nulla”. E’ di certo superstizione, ma non favorita da Baldassarre, il quale, anzi, cerca di sfuggire alle folle, di nascondersi nei boschi più folti. Rassegnato dice che “non vi è bosco anche foltissimo in cui mi ritiri con sicurezza di non esser sorpreso dalla gente”.
 
Nel 1831 il Granduca di Toscana, Leopoldo II, lo chiama per pregare al capezzale della moribonda granduchessa Nanny. Pochi anni ancora e Baldassarre intensifica l’opera di innalzamento delle croci. Quelle croci con i simboli della passione Baldassarre non le costruiva da sé, erano gli artigiani locali a farlo; ecco perché troviamo croci semplici, come nell’Amiata, o croci elaboratissime e perfino policrome, come fra Prato e Pistoia. Egli non poneva neppure alcuna scritta vicino alle sue croci: erano gli altri a farlo, spesso anni dopo.
 
Ovunque andava, lo attendeva una grande folla di popolo, ma non solo le “plebi fanatizzate” come è stato detto. Hanno avuto stima di Baldassarre sacerdoti anche di grande cultura, vescovi ed arcivescovi, nobili, artigiani, notai, avvocati, medici. Ho trovato testimonianze di sacerdoti-scrittori che nei loro libri hanno narrato i loro incontri con Baldassarre, i consigli da lui ricevuti, la realizzazione di quanto da lui annunciato.
 
Gli ultimi cinque anni della sua vita Baldassarre rimase ad Ottavo (Arezzo), paralizzato in un letto della Canonica, ospite di quel parroco. Qui lo raggiunsero numerosissime persone, di ogni ceto, da molti paesi del centro Italia. Quando l’8 luglio 1852 l’Audiberti morì, fu fatto imbalsamare da due medici di Castiglion Fiorentino; quindi fu collocato in una cassa di noce, a sua volta racchiusa in un’altra cassa di pioppo e, con le autorizzazioni del caso, fu sepolto in chiesa, in un luogo ben preciso e ben visibile fino ad alcuni decenni fa.
 
Il fatto che lo abbiano voluto imbalsamare ci dice che si prevedeva una sua successiva riesumazione; il motivo appare chiaro: una beatificazione ufficiale e la collocazione del suo corpo in una qualche urna visibile. Infatti, se tutti i popolani che lo seguivano lo ritenevano un santo e, per più di cento anni, hanno atteso che nascesse un giglio sulla sua tomba, si può dire che anche il Granduca lo definisca “uomo santo noto per grazie miracolose”; la prima lapide posta nella chiesa di Ottavo diceva che era morto “in odore sanctitatis”, la lapide attuale dice che visse “nella fama di santo”.
 
Anche dopo morto continuò ad essere ben considerato, per almeno altri trent’anni. Però, una volta cambiato regime, allontanato Leopoldo II, iniziati gli attriti fra stato e chiesa, anche il povero penitente sepolto ad Ottavo venne considerato come soggetto del vecchio granducato, non più attuale. Quindi, parrebbe che nessuno si prendesse la responsabilità di proporlo per una causa di beatificazione.
Sopravvissero le sue croci, alcune fino ad oggi. Sopravvisse la sua fama, perlomeno fra la gente comune.
 
Al fine di poter censire il maggior numero possibile di croci erette da Baldassarre nonché raccogliere il maggior numero di notizie, aneddoti e quanto altro, invito tutti a segnalarmi eventuali croci o notizie. Ho già pubblicato un libro su Baldassarre, ma ne sto pubblicando un secondo.